
La città che muta
Berlino non è una città compiuta. È un organismo inquieto, un cantiere permanente della storia e della coscienza europea. Qui la trasformazione non è un incidente: è la materia stessa dell’identità urbana. Berlino si è distrutta, si è divisa, si è ricucita.
Ha conosciuto il trauma della frattura e la fatica della ricomposizione, e da questa ferita ha costruito un linguaggio urbano unico, dove la memoria non viene nascosta ma esposta, quasi ostinatamente, come un monito. La sua forma è discontinua, volutamente irrisolta.
Interi vuoti urbani convivono con densità improvvise, l’incompiuto dialoga con il monumentale, l’effimero si appoggia al permanente. Non esiste un centro dominante: Berlino è una costellazione di centralità, una città policentrica dove ogni quartiere è un mondo, e ogni mondo è in trasformazione.
Ma è nel rapporto tra industria e cultura che Berlino rivela la sua natura più radicale. Le fabbriche dismesse non vengono cancellate: vengono riabitate. I vuoti produttivi diventano spazi culturali, laboratori, luoghi ibridi dove la città sperimenta nuovi modi di esistere. È una riconversione che non è solo economica, ma simbolica: ciò che era lavoro diventa espressione, ciò che era funzione diventa possibilità. Questa capacità di mutare senza perdere traccia del passato rende Berlino un laboratorio urbano contemporaneo.
Qui il progetto accetta il conflitto, costruisce equilibri temporanei, pronti a essere nuovamente messi in discussione. Eppure, dentro questa continua metamorfosi, emerge una tensione.
La stessa città che ha fatto della libertà il proprio manifesto oggi affronta nuove forme di pressione: la gentrificazione, la standardizzazione degli spazi, la progressiva perdita di quei margini che hanno reso possibile la sperimentazione. Il rischio è che la città della trasformazione diventi, paradossalmente, una città normalizzata.
Berlino ci insegna che la rigenerazione non è mai neutra. Che ogni trasformazione porta con sé una scelta: conservare il conflitto o cancellarlo. Per questo il suo esempio è prezioso. Non perché offra soluzioni, ma perché mostra la complessità. E guardandola dalla nostra terra, comprendiamo che il vero progetto urbano non è disegnare forme nuove, ma saper accompagnare il cambiamento senza tradire ciò che rende un luogo vivo.
Berlino non si lascia definire. E proprio per questo continua a esistere.
Segui il nostro itinerario, leggi le nostre riflessioni.
/ ITINERARIO 1
Potsdamer platz & Sony Center
Renzo Piano / C.Kohlbecker / A.Isozaki / S. Lehmann / H. Kollhoff / Lauber + Wohr / R. Moneo / R. Rogers / H. Jahn
Potsdamer platz Station
Hilmer & Sattler, Hermann + Ottl, Moderson & Freiesleben
Delbruck Haus
Hans Kollhoff
Hotel Ritz Carlton Berlin
Hilmer & Sattler + Albrecht
Park Kolonnaden (A+T buildings)
Giorgio Grassi, Jurgen Sawade, Schwegwr + partner, Diener & Diener
Consiglio di viaggio: esplorate in lungo e in largo l’isolato, ne vale la pena. Gli edifici non hanno “retro” ed ogni fronte offre spunti interessanti.
Kulturforum costituito da:
Neue Nationalgalerie
Mies van der Rohe
Filarmonica, Biblioteca e museo Musikinstrumenten
Hans Scharoun
Consiglio di viaggio: per vedere l’interno della sala concerti, prenotate un concerto serale!
Memorial to the Murdered Jews of Europe
Peter Eisenmann
DZ bank
Frank Ghery
Ambasciata Gran Bretagna
Ambasciata USA
Ambasciata Francese
Porta di Brandeburgo
Cupola del palazzo del Reichstag
Norman Foster, Paul Wallot
Consiglio di viaggio: la vista che si gode da lassù (cupola) è imperdibile, le ore migliori sono al mattino presto e durante le ore del tramonto. Ma prenotate in anticipo! Ps. Se prenotate la colazione si può saltare la fila!
Aperitivo a Spreebogenpark
Hamburger Bahnhof
3XN Cube Berlin
/ ITINERARIO 2
Humboldt-Box
Altes Museum
Alte Nationalgalerie
Pergamonmuseum
Neues Museum
James Simons Gallery
Consiglio di viaggio: entra nella caffetteria e goditi un po’ di relax con vista panoramica
Haus Bastian
Deutsches Historisches Museum
Collegium Hungaricum Berlin
Jacob und Wilhelm Grimm Zentrum
Shopping su Unter den Linden
le Galeries Lafayette
Jean Nouvel, 1995
Centro commerciale Pei Cobb Freed & Partners
Consiglio di viaggio: è molto più suggestivo osservare i due centri commerciali quando è buio ed illuminati dall’interno
i quartieri Q 205
Oswald Mathias Ungers
il complesso di Aldo Rossi in Schützenstrasse
Consiglio di viaggio: Trova il pilastro d’angolo e le corti dalle forme rettangolare, ottagonale, quadrata.
gli edifici progettati dai protagonisti dell’architettura tedesca degli ultimi decenni (Kleihues, Kollhoff, Sawade)
il Check point Charlie
Gsw Headquarters
al complesso GSW Headquarter (Sauerbruch & Hutton, 1999)
la borsa di Berlino (Grimshaw) soprannominato l’armadillo
il museo Vitra ubicato in una fabbrica degli anni ’20, ristrutturata e aperta come museo nel 2000
il Museo Ebraico (Libeskind, 1999)
Consiglio di viaggio: se c’è un museo che devi visitare a Berlino in un giorno solo, allora è questo. Sappi che la visita dura circa 3 ore (senza audioguida).
/ ITINERARIO 3
Ambasciate Nordiche (masterplan Berger/ Parkinnen).
Ambasciate:
Messicana (González de León/Serrano)
Statunitense (Moore/Ruble/Yudell)
Austriaca (Hollein)
Britannica (Wilford)
Olandese (Koolhaas)
Italiana (Canella)
Svizzera (ampliamento Diener & Diener)
Dessau - il Bauhaus
Accademia
Workshop
Collezione Bauhaus (Gropius)
Studi
Auditorium
Mensa
Masters houses
Abitazioni di Kandinsky, Klee e Gropius
Quartiere Hansa Viertel
Oscar Niemeyer, Walter Gropius e Alvar Aalto
Il Corbusierhaus
Le Corbusier, 1933
Cosa ci portiamo dietro
Ci sono due parole che ritornano
frequentemente nei nostri discorsi: anzi, sono le
parole chiave dei nostri discorsi. Queste due
parole sono «sviluppo» e «progresso». Bisogna
assolutamente chiarire il senso di queste due
parole e il loro rapporto, se vogliamo capirci in
una discussione che riguarda molto da vicino la
nostra vita anche quotidiana e fisica (...) senza
confondere mai, neanche per un solo istante,
l’idea di «progresso» con la realtà di questo
«sviluppo».
P. Paolo Pasolini, 1973
Considerare il progresso come sinonimo di sviluppo è l’equivoco su cui si è sviluppata la cultura moderna. Un equivoco che ha condizionato il modo di pensare al futuro e alle sue forme,
dal dopoguerra fino al passato più recente. Nella logica della ridefinizione degli assetti produttivi e del conseguente fenomeno dell’abbandono d’intere porzioni di territorio, le aree ex produttive nel tempo subite dalle città e dai loro abitanti, possono divenire elementi strategici per processi di rigenerazione di parti di città. La crisi sta cambiando in maniera decisiva il modo di pensare il futuro e le sue forme. È una questione cruciale che coinvolge direttamente gli stili di vita e la geografia del desiderio. Riduzione, riuso e riciclo sembrano le uniche strategie spaziali sostenibili in grado di esprimere innovazione, di generare consenso e di produrre bellezza nella città dopo la crisi.
Ed è per questo che da Berlino ci portiamo dietro la comprensione delle interdipendenze tra le aree dismesse e lo sviluppo urbano, l'identificare le forme e le modalità in cui questo sviluppo creativo si sviluppa nello spazio fisico, la definizione delle reti immateriali di generazione di conoscenza nel nuovo nell'era dell’informazione condivisa, la definizione delle mappe fisiche relative alle attività economiche, all'impatto che hanno sulla società e sul sistema della conoscenza, tutti gli scenari di progetto che influenzano la fisicità dello spazio urbano per integrare la rete della conoscenza nelle strategie di sviluppo urbano.
Quale sarebbe per noi terreno di sperimentazione in un nostro contesto? >


